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Ceramica di Caltagirone: i segreti svelati da Antonino Navanzino

todayGiugno 6, 2021 2

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La produzione ceramica a Caltagirone (Catania), come è attestato dai numerosi rinvenimenti, risale all’età neolitica, determinata e sostenuta dalla presenza di buone cave e di estesi boschi per la cottura del vasellame. Tale produzione continua ininterrottamente per tutta la preistoria, affermandosi ulteriormente con l’Ellenizzazione della Sicilia a partire dall’VIII sec. a.C. Testimonianza significativa e suggestiva della presenza di botteghe nella città in questo periodo è il celebre “Cratere del Vasaio”, a figure rosse del IV sec. a.C., rappresentante la forgiatura di un vaso alla presenza della dea Atena.
Continuata sotto la dominazione romana e bizantina, subisce una svolta fondamentale con la conquista araba che introduce la smaltatura e la policromia. Da allora l’artigianato ceramico si è affermato, sia per la realizzazione di contenitori di miele e dolciumi di cui Caltagirone era rinomata produttrice, sia per la specializzazione in oggetti decorativi, domestici e rivestimenti. Mentre infatti lotte intestine, guerre e nuove dominazioni spegnevano, spesso per sempre, i fuochi delle botteghe di importanti centri costieri, Caltagirone continuava a produrre, registrando nelle sue ceramiche le mode, le influenze, le tipologie dei coevi più importanti centri d’arte. Fondamentali in età aragonese gli influssi spagnoli, nel Cinquecento e nel Seicento quelli liguri, veneziani, e di Murcia.
Il terremoto che sconvolse nel 1693 l’intera cuspide Sud-Orientale della Sicilia inferse un duro colpo alla produzione ceramica che tuttavia presto si riprese grazie alle pressanti esigenze della ricostruzione, da parte di privati, nobili, ecclesiastici e ordini religiosi.
Predomina una originale e vivace policromia di manganese, giallo oro, verde ramina e blu, in vasi sempre più elaborati e arricchiti di applicazioni plastiche in rilievo.
Anche ad una seconda catastrofe, questa volta rappresentata dalla concorrenza delle fabbriche napoletane, l’artigianato caltagironese seppe reagire, inventando una nuova produzione: la figurina in terracotta dipinta rappresentante personaggi e scene popolari che, con i capolavori di Giacomo Bongiovanni, Giuseppe Vaccaro e tanti altri maestri, nell’Ottocento raggiunse fama internazionale.
Il Novecento vide infine l’affermazione dell’applicazione della terracotta decorativa nell’architettura, trionfando nel Cimitero del Paradiso, nelle ville, nei palazzi, nelle abitazioni caltagironesi e siciliane.
Oggi circa 150 botteghe producono maioliche, terrecotte e figurine nella tradizione calatina, riprendendo, trasformando, innovando. Frequente è l’emergere di personalità artistiche assurte a livello nazionale, come Gianni Ballarò, Franco Cannilla, Dino Caruso, Andrea Parini.

(Se l’hai perso leggi e ascolta l’approfondimento Segreti in tavola dedicato al legame tra ceramica e cibo)

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Written by: Piero Mammarella

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